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Nel 1933 formò la sua prima orchestra, un sestetto chiamato Los Indios in onore di una squadra di polo; una caratteristica del sestetto fu quella di introdurre le serate suonando il brano "Los Indios" di Francisco Canaro, ma che, curiosamente, non incisero mai.



Registrò il suo primo disco nel 1937 con l'etichetta Odeon, dove figurarono, tra gli altri il tango "Tierrita", di Agustín Bardi, in versione strumentale e "A la luz del candil", con la musica del talentuoso Carlos Vicente Geroni Flores, un testo estremamente cupo di Alfredo Navarrine e la voce di Carlos Ortega.

Los Indios suonarono ottenendo discreti successi integrando il cantante Carlos Ortega fino al 1939, quando entrò nelle fila il cantante Alberto de Luca (che all'epoca si faceva chiamare Alberto Dual e successivamente con il nome che lo consacrò definitivamente, Alberto Castillo).
Fu allora che fecero il vero salto di qualità.

Tanturi dimostrò in piú occasioni di avere un talento eccezionale nello scegliere i suoi cantanti e Castillo divenne velocemente un idolo del pubblico.
Sebbene solo ventenne, Castillo potè vantare una sfumatura vocale che spaziava da toni intimi e confidenziali a toni scanzonati, sfacciati e provocatori e una teatralità che sfruttava ogni risorsa possibile: i gesti, laspetto, il carisma e rendeva ogni tango uno spettacolo.

Si racconta che una notte del 1942, durante una festa in un salone pieno di niños bien, ragazzi di buona famiglia, Castillo iniziò a sfotterli chiamandoli pitucos e cantando "Así se baila il tango", praticamente sbattendo loro in faccia che il loro non era il vero tango, perché "Così si balla il tango".

Negli anni seguenti si alternarono tanti altri cantanti di grande valore, come Roberto Videla, Osvaldo Ribó, Elsa Rivas, Juan Carlos Godoy.
Sebbene non l'orchestra di Tantui non riuscì piú ad ottenere l'enorme successo di fama ottenuno con Castillo e Campos, fu comunque sempre molto popolare.

Tra i tanti, ricordiamo "A otra cosa, che, pebeta" e "Pocas palabras" con i testi di Enrique Cadícamo; "Sollozo de bandoneón" con Enrique Dizeo, e "Ese sos vos" con Francisco García Jiménez.

L'orchestra risentì dell'impatto dell'epoca d'oro del tango, non mancarono dissoluzioni e ricomposizioni tra le sue fila e Ricardo non registrò piú un disco fino al 1966, quando realizzò il suo ultimo lavoro, una serie di brani strumentali.

LA SUA MUSICA

Il grande talento di Ricardo Tanturi fu quello di aver saputo riconoscere e valorizzare i migliori cantanti del momento e di aver suonato per loro con un'assoluta perfezione musiche mai invadenti e sempre disposte ad eslatare le loro doti canore.

É frequente nei suoi brani lo spostamento dell'accento sulla penultima nota, creando una sorta di suspance nell'ascoltatore, un tipo di finale ripreso in seguito anche da Osvaldo Pugliese.

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