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La sua numerosa famiglia si trasferì a Buenos Aires nelle conventillos in estrema povertà.
Non potendo studiare, sin da molto piccolo lavorò duramente per aiutare in casa.
Da sempre affascinato dal violino, si costruì un primo rudimentale strumento con un contenitore di latta per olio; con un pezzo di legno fece il manico e l'archetto.
Fu pronto per suonare e guadagnare qualche soldo ai balli di quartiere.
Imparò i primi rudimenti grazie ad un amico e in breve riuscì a improvvisare numerosi tanghi, valzer e mazurche.
Dopo qualche tempo, lavorando sodo, riuscì a comprare un violino vero.
Nel 1906 debuttò con il suo gruppo tipico (violino, mandolino e chitarra, nell' ordine Francisco Canaro, Martín Arrevillaga e Rodolfo Duclós) in un paese, Ranchos, a un centinaio di km da Buenos Aires; tuttavia questa prima esperienza durò molto poco.
Si narra che le ragioni di tale brevità furono due: la prima, che il palco dovette essere rinforzato con lastre di ferro per proteggere i musicisti dagli spari della gente; la seconda, che il Canaro non fosse indifferente al fascino femminile, tanto da provocare l'ira di numerosi uomini e in particolare quella del protettore delle ragazze del locale in cui si esbivano.
Tornato a Buenos Aires conobbe il fisarmonicista Vicente Greco.
Era il 1908 e Francisco si esibiva in numerosi cafè; il suo talento e cominciava ad essere noto al pubblico.
Nel 1910 cominciò a suonare insieme all' amico Greco e dopo varie tournee ottennero il successo meritato.
Nel 1912 compose i suoi primi tanghi, "Pinta brava" e "Matasanos" (il medicastro), che fu composto su richiesta di alcuni studenti laurenadi di medicina; questi il primo giorno di primavera erano soliti organizzare il cosiddetto "Ballo dell'internato", fu in occasione di una di queste serate che Canaro esordì come direttore d'orchestra.
Oltre che alle feste, la sua orchestra fu la prima ad essere ammessa nelle case aristocratiche del tempo, dove il tango non era mai entrato fino ad ora.
Dal 1918 si impegnò per affermare i diritti d'autore - che all'epoca non erano riconosciuti - e giunse alla creazione dell'attuale SADAIC (Sociedad Argentina De Autores y Compositores de Mùsica), fondata nel 1935 la cui sede, fu, tra l'altro, edificata su terreni di proprietà dello stesso Canaro.
Tra il 1917 e il 1918 si associò al gruppo di Roberto Firpo e il nuovo grupo prese il nome di "Firpo-Canaro".
Con i due maestri suonarono i migliori strumentisti dell'epoca.
Anno dopo anno continuarono le imprese mirabili di Francisco Canaro, i suoi ammiratori furono sempre di piú.
Nel 1921 raggruppò 32 musicisti per dare vita alla piú grande orchestra di tango mai vista fino ad allora.
Nel 1924 ebbe l'idea di inserire un cantante nell'orchestra, a cui venne solitamente affidato solo un piccolo ritornello, l'estribilio.
Ecco che nacque l'epoca degli estribillistas, il primo dei quali fu Roberto Diaz.
Nel 1925 si recò a Parigi, dove il tango andava di gran moda.
Qui conobbe i fratelli Pizarro, ciascuno con un'orchestra "Pizarro", cosa che piacque al Canaro tanto che fece lo stesso con i suoi fratelli.
Aveva con se gli estribilistas Agustín Irusta e Roberto Fugazot, al duo si unì poi il pianista Lucio Demare formando un trio che avrebbe trionfato in Spagna e in altri paesi europei per piú di dieci anni.
Nel 1926 fece un lungo viaggio in Italia, dove visitò la nonna Campana e il paese delle sue origini, un piccolo paese sul Po in provincia di Rovigo, che si chiama Canaro!
Nel teatro musicale fu un produttore di notevole successo, formò e fece decollare la carriera di moltissimi giovani attori/cantanti; ogni pretesto fu buono per presentare al pubblico i suoi tanghi.
Musicalmente riprese tanghi antichi e, modificandone nome e testo, creò nuovi brani, tentò - questa volta con scarso successo - di lanciare nuovi ritmi, il tangón e il milongón. Il suo unico fallimento totale fu nel campo della cinematografia; fondò una casa di produzione "Rio della Plata" che non ebbe successo.
Alcuni suoi brani di successo furono "El chamuyo", "El pollito", "Charamusca", "Mano brava", "Nobleza de arrabal", "La tablada", "Destellos", "El opio", "Sentimiento gaucho", "La ùltima copa", "Madreselva", "Déjame", "Envidia", "Se dice de mí", "La brisa", e "El tigre Millán".
Oltre gli affari, altra sua passione furono le donne.
Sebbene già sposato, dal 1929 al 1938 ebbe una storia d'amore con la cantante Ada Falcón, alla quale dedicò numerosi pezzi.
L'amore della donna era sincero e quando lei capì che Fancisco non si sarebbe mai separato dalla moglie - soprattutto per motivi economici - smise di cantare per lui e a 37 anni sparì completamente dalle scene per riunchiudersi in un convento di un un paesino della provincia di Còrdoba.
Nel 1956 Canaro pubblicò le sue memorie intitolate "Mis 50 Años con el Tango".
Morì nel 1964 di una malattia rara, la malattia di Paget. Il suo enorme patrimonio (tanto ingente da dare vita ad un detto popolare: "Tiene más plata que Canaro" , ovvero: ha piú soldi di Canaro) fu diviso tra la moglie ufficiale e le figlie nate da un'altra relazione avuta con una ragazza del coro.
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